Racconta che un comandante francese fosse in fin di vita durante una battaglia combattuta sul pianoro che oggi ospita il Santuario di Mater Domini. Ad un tratto si ritrovò davanti una bellissima ragazza. Si trattava di un’apparizione Mariana. Il comandante promise alla ragazza che, se lo avesse salvato, in quel luogo avrebbe eretto una chiesa in suo onore. Secondo la stessa leggenda questa Chiesa doveva essere rivolta verso la sella tra cui si intravedeva il Mar Tirreno.
Secondo un’altra leggenda, un monaco basiliano, attorno al VII° secolo, si fermò nei pressi del bosco Fellà in una radura, dove costruì una cappella e collocò l’effigie della Vergine. Da qui l’origine della grande devozione delle popolazioni dei paesi di Filogaso, Capistrano e Sant’Onofrio alla Madonna sotto il titolo di “Mater Domini”. L’immagine della Madonna con la mano tesa ad indicare il Bambino che tiene in grembo, e che i greci chiamavano “Odeghitria”, cioè “Colei che indica la via”, fu dal popolo chiamata “Santa Maria d’Itria”.
Nota dell’Autore: L’effigie odierna, con la mano, sinistra, in realtà non indica Gesù Bambino ma mostra le tre dita della Trinità come segno di Benedizione ¹. Ma anche se avesse il significato di indicazione, Gesù nello stesso istante indica il Cielo. La Stella Polare che, sempre dalla notte dei tempi, indica la via a tutti i viaggiatori.
Tra i pellegrini assidui della Chiesetta vi era la famiglia D’Aloe di Sant’Onofrio che ci si recava la sera del quattordici di Agosto e ci rimaneva fino alla Santa Messa del giorno successivo a ricevere la Santa Eucarestia. Si racconta che la stessa famiglia, ogni anno, portasse il suo obolo più quello di molti loro concittadini. Di questa famiglia faceva parte Stanislao che fu uno storico, archeologo e critico d’arte. Sembra che Stanislao d’Aloe frequentando Bologna abbia ivi acquistato una possibile copia, anonima, del celebre quadro di Guido Reni: “Madonna col Bambino e i Santi protettori di Bologna”. Una tela a cui fece aggiungere il proprio ritratto con le mani congiunte in preghiera e donato, intorno al 1850, al Santuario di Mater Domini. Il quadro, prima dell’arrivo dell'odierna Statua di scuola serrese, veniva portato in festa per le strade del paese e quelle nei pressi del Santuario che dista due chilometri dal centro abitato.
