“Tra lettere e lager. La vicenda di un soldato italiano nella Seconda Guerra Mondiale”
- Prima parte: Storia personale di Giuseppe Pileggi e la lettera inviata alla sua famiglia.
- Seconda parte: Documenti di prigionia, il campo e le foto.
Giuseppe Pileggi nato a San Nicola da Crissa il 17/01/1920. Figlio di Vito Pileggi e Carnovale Maria Teresa. Soprannome ‘Giro’ o meglio ‘de la Gira’. Derivava dal fatto che sua nonna Maria Teresa Giancotti era figlia di Ciro. Ciro/Giro/Gira. Da lì la famiglia ‘de la Gira’. Il padre Vito scappato negli Stati Uniti nello stesso anno della nascita del figlio Giuseppe, a ricongiungersi con il padre che era già negli Stati Uniti dal 1906. Giuseppe Pileggi sposò Elisabetta (Bettina) Anelli con la quale ebbe una prima figlia il 26/05/1942. Vittoria. Che viene citata nella lettera.
4/2/1940 Arruolato nel 19° Reggimento Fanteria “Brescia” N.590.
16/2/1940 Partì da Napoli per raggiungere Mallacha (Libia). Dove partecipò a campagne di guerra. Partecipò alle operazioni di guerra in Africa Settentrionale dal 31 agosto 1941 al 19 giugno 1942, quale militare del 19° Reggimento Fanteria “Brescia”, reparto decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare.
10/11/1942 Trasferito nel 32° Reggimento Fanteria “Siena”. Sul fronte Greco-Albanese ultima tappa Creta.
A seguito dell’Armistizio dell'8 settembre 1943 (Cassibile) terminò l’alleanza tra l’Italia fascista e la Germania nazista.
La Wehrmacht (Esercito Tedesco) e le SS reagirono immediatamente, disarmarono le unità italiane e le truppe di supporto passarono direttamente a prigionieri. I soldati italiani non sapevano neppure di essere diventati dei nemici.
A Giuseppe Pileggi venne offerta una scelta crudele: aderire alla R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana) e riconquistare la libertà, oppure rifiutare e affrontare la prigionia senza diritti, come Internato Militare Italiano (IMI). Giuseppe Pileggi scelse la via più dura, ma anche la più giusta: disse NO al fascismo e NO all’alleanza con Hitler. Accettò fame, gelo e lavori forzati, pur di non tradire la propria coscienza e l’onore dell’Italia libera. E il giorno successivo, 9-9-43, venne catturato. Il 15/10/1943 venne registrato come prigioniero di guerra nello Stammlager 398 e ricevette un Gefangenennummer (numero di prigionia) il 744.
Internato nello Stammlager 398 Pupping, un campo di prigionia tedesco situato a Pupping distretto di Eferding/Wels, in Alta Austria. In quegli anni furono catturati circa 600.000 soldati italiani, che vennero declassati in Internati Militari Italiani (IMI). Categoria inventata ad hoc dai nazisti, mai riconosciuta internazionalmente, per non dover rispettare La Convenzione di Ginevra che imponeva il diritto dei prigionieri a non lavorare forzatamente. Ad avere una corrispondenza con le famiglie. Avere un trattamento umano e visite da parte della Croce Rossa. Invece creando la categoria degli IMI, secondo Hitler, i prigionieri di guerra potevano essere usati come schiavi. La maggior parte di loro venivano impiegati come lavoratori agricoli forzati e in condizioni dure. La scrittura di lettere era concessa parzialmente ed era sottoposta a censura. Le norme dei campi di prigionia tedeschi imponevano che le lettere venissero scritte a matita. Il tono della lettera è affettuoso, familiare, misurato, privo di lamentele esplicite o contenuti compromettenti, segno della censura tedesca. Non avrebbe mai potuto scrivere che non era trattato bene dal contadino.
Questa è la lettera che, durante la sua prigionia, spedì alla moglie Elisabetta (Bettina) Anelli. Lettera datata 30.05.44
La lettera non ha mai raggiunto la destinazione finale e non è mai stata letta dalla “diletta Bettina” nonostante timbrata dall’ufficio postale di San Nicola da Crissa il 28.08.44. La lettera non ha mai raggiunto la destinazione finale e non è mai stata letta dalla
“diletta Bettina”.
30.5.44
Mia diletta Bettina ti scrivo questa mia presente A darti notizie del mia salute sto bene così meglio spero sentire di te e la nostra figlia e tutti in famiglia io Bettina cara Attendo i tuoi notizi come i miei compagni lianno avuti io mi trovo a lavorare con uno contadino i compagnia e mi vole bene quindi mi domanda sempre di te ti manda i salute quindi amme non mi penzare Ai capito imagina Bettina come sarei anzioso di avere uno tuo scritto dopo tanto tempo assapere qualche cosa della nostra Vittoria così cara e io mi trovo così lontano e sai quando verrà lora di essere vicino non mi prolungo invio i miei salute e baci nostro Padre(*) Teresina antonio i miei famigliari e tutti queli che domandano di me atteti scrivo miglioni di baci unita la nostra figlia tuo (in)dimenti cabile sposo
Giuseppe Pileggi Ciao Ciao buoni cosi
* Con “nostro Padre” era inteso il padre della moglie “Bettina”, Ferdinando Anelli. Il padre biologico non ebbe mai modo di conoscerlo.
La lettera porta i timbri STALAG 198 riferito all’ufficio di censura. XVII indicava il distretto militare tedesco (Wehrkreis) che gestiva il campo. Il Wehrkreis XVII corrispondeva alla zona dell’Austria con sede a Vienna. Geprüft, significa verificato, controllato. Era un timbro censorio apposto sulle lettere inviate dai prigionieri, per indicare che la censura militare aveva visionato il contenuto. Nella parte del mittente si può leggere: Designazione campo: Stammlager 398 seguito da C. 295/L scritto a matita dal prigioniero. 295 Kommandos di lavoro (Arbeitskommando). Il Kommando agricolo era nei dintorni di Krems an der Donau, in Bassa Austria.
Giuseppe Pileggi al suo ritorno ebbe altri due figli. Emigrò in Francia nel 1953 dove lavorò come manovale e nei primi anni settanta, di ritorno dalla Francia lavorò per l'ammodernamento del ponte ferroviario dell’Angitola.
Morì nel suo paese natìo il 16/11/1975.

Nelle liste ufficiali della Croce Rossa Italiana non risulta come rimpatriato. In quanto il rimpatrio non avvenne immediatamente.
4/2/1940 → Arruolato nel 19° Reggimento Fanteria “Brescia”.
16/04/1940 → Partito da Napoli per Mallacha (Libia) dove ha combattuto in campagne di guerra.
10/11/1942 → Trasferito al 32° Reggimento Fanteria “Siena”.
Austria, Stalag 398 1943–45 →
3/11/43 Primo controllo.
Primavera 1945 → Evacuazione/trasferimento o liberazione, arrivo in Baviera.
Weiden/Opf. (1945) → Censito come lavoratore/prigioniero liberato, nei registri alimentari.
25 luglio 1945 → Rientrato e presentatosi al Distretto Militare di Catanzaro.

1 Staatsangehörigkeit = Cittadinanza IMI (Internati Militari Italiani)
2 Nr. der Erkennungsmarxe = Numero della piastrina di riconoscimento 744 S.C.398
3 Name = Pileggi
4 Vorname = Giuseppe
5 Geburtstag = Data di nascita 01-02-920 (17-01-920)
6 Geburtsort = Luogo di nascita = San Nicola da Crissa
7 Vorname des Vaters = Nome del padre = Vito
8 Familienname der Mutter = Cognome della madre = Carnovale
9 Name und Anschrift der zu benachrichtigenden Person = Nome e indirizzo della persona da avvisare
10 Dienstgrad (Grado militare) Soldato
11 Truppenteil (Unità militare) 32° Reggimento Fanteria
12 Matrikel-Nr. (Numero di matricola) 744
13 Ort und Lag der Gefangennahme (Luogo e data della cattura) Creta 9 - 9 - 43
14 Verwundungen, Verlegungen, Tod (Ferite, trasferimenti, morte) Gesund = Sano
15 Bemerkungen (Osservazioni) A.m. 30.9.1944 vom H. Stalag 398 als freier Zivilarbeiter entlassen = In data 30 settembre 1944 rilasciato dallo Stalag 398 come lavoratore civile libero.
In realtà già lavoravano presso Kommandos di lavoro (Arbeitskommando). E non erano assolutamente liberi. Significava solamente che non dovevano più rientrare nello Stalag a fine stagione lavorativa. Restava sorvegliato e a dispozione nel Kommandos.




























